| Laboratorio Educazione all'ascolto anno 2001- 2002 |
"Ogni amante è guerrier" richiami musicali -poetici dal medioevo all'età contemporanea ll corso si articola in due fasi e mira alla ricostruzione di singolari realtà musicali e letterarie rivolte ad amore e guerra. Ares loving Every Aphrodite "is guerrier" recalls musical - poetici from the Middle Ages to the run contemporary age.
It is articulated in two it is made and it aimed at the reconstruction of singular
musical truths and literary revolts to love and war.
Prima parte
Seconda parte
Giacomo Leopardi: forme di poesia per musica. Giuseppe LUPPINO E' possibile trovare la voce "Leopardi Giacomo", volendo o dovendola cercare, in una Enciclopedia della musica o in un Manuale di Storia della musica? Sì. E non solo questa. Esiste, infatti, una discreta quantità di scritti attinenti alla produzione del vasto pensiero leopardiano collegato, direttamente o indirettamente, all'arte-musica. Sull'argomento specifico, durante l'arco di oltre cento anni, sono stati scritti saggi, articoli e -solamente- due libri. (1) Giacomo Leopardi. Siamo a 200 anni dalla sua nascita (Recanati 1798, Napoli 1837) e gli studi, le mostre, le pubblicazioni proliferano numerosi intorno a lui e alla sua produzione, per il bicentenario. La sua figura e il suo pensiero rappresentano l'oggetto di attenzione e di ricerca per gli studiosi (e anche per gli appassionati) italiani e, oramai, di tutto il mondo, appartenenti ai settori più disparati. Ma per noi suoi corregionali e concittadini, Leopardi continuerà sempre ad occupare un posto di particolare rilievo all'interno del nostro patrimonio culturale. Che c'entra Leopardi con la musica? Lo stesso conte Giacomo ha sempre nutrito un grande interesse per l'arte musicale: «La musica se non è la mia prima, è certo una mia gran passione, e dev'esserlo di tutte le anime capaci d'entusiasmo». (2) Alcuni critici hanno individuato che Leopardi «... ebbe per la musica una sensibilità spontanea e naturale, ma gli mancò qualunque conoscenza tecnica dell'arte. ... Ebbe un singolare interesse speculativo ... per i problemi di pura estetica musicale» anticipando di 30 anni Eduard Hanslick e che «personalmente preferiva la musica di facile comprensione vicina a quella popolare ... e condivideva l'estetica edonistica del XVIII sec. ...». (3) D'altronde, sono ben noti i suoi riferimenti, tradotti poeticamente dalla realtà, ai vari tipi di suoni e di "rumori" che udiva; al vociare, ai canti dei popolani e della natura da cui si lasciava ispirare e il titolo che egli stesso sceglie per la propria produzione poetica è di per sé già significativo: i CANTI. Lo ZIBALDONE: in quella parte di scritti compresa tra il 1820 e il 1823, è ricco di riflessioni che rivelano il profondo interesse, anzi "la passione" di Leopardi per la musica (e in particolare per il canto). Basti citare, tra i tanti possibili, il seguente esempio: "Le altre arti imitano ed esprimono la natura da cui si trae il sentimento ma la musica non imita e non esprime che lo stesso sentimento in persona, ch'ella trae da sé stessa e non dalla natura...". [Zibaldone -59-] Ciò che finora è stato scritto e pubblicato intorno all'argomento può essere "catalogabile" sotto cinque sezioni principali. - Una parte del materiale è inerente al pensiero estetico-musicale del Leopardi. E' legato a quelle particolari ed esclusive considerazioni espresse sul tema dallo stesso poeta nello ZIBALDONE e nelle LETTERE. Anzi, nello scorrere alcune delle LETTERE si può pervenire alla conoscenza dei giudizi espressi dallo stesso Leopardi sulle opere liriche da lui ascoltate, anche fuori Recanati. Soprattutto quelle di Rossini, del quale elogia l'opera La donna del lago ascoltata all'Argentina di Roma nel 1823. (4) Lo studio sicuramente più importante sull'argomento resta quello di Clemente Rebora "Per un Leopardi mal noto". Un saggio fondamentale, di riferimento per tutti, in cui l'autore indica autorevolmente un percorso di estetica musicale individuato all'interno del pensiero filosofico di Leopardi. Rebora si è inoltrato nello studio «... incuorato dall'ingenua e devota presunzione di richiamare per questo verso qualcuno di chi l'ama ad un intendimento [...] men tradizionale del poeta, ch'è il maravigliosissimo e non mai più finito spirito fecondatore di ogni vita consapevole», come disse lui stesso. (5) - Un rilevante interesse può presentare poi l'accesa questione della musicalità del verso leopardiano. Non è difficile trovare chi cita Leopardi per: «la musica della parola armonia dei suoni ... armonia vocalica dei suoni» o perché nella sua poesia «il respiro musicale si fonde con il respiro sintattico» (6); oppure chi sostiene che «nella poesia leopardiana il ritmo muove dalla canzone libera, che sembra trascrivere la musica pura, ondeggiante e vaga del ricordo » e che «La poesia dell'Infinito è nella sua musica ». (7) Altri ancora non esitano nell'affermare che «il mondo della sua poesia è umano, ma nell'intima segreta essenza palpita la musica, l'armonia che con la parola è binomio perfetto per la grande lirica Spesso nel silenzio intorno a noi può nascere dall'anima la voce che diviene musica ed ecco che l'armonia, cioè il suono udito nelle pause, nei silenzi colmi di sensazioni, all'improvviso divengono binomio: musica-parola. Pensiamo ai Canti del Leopardi ». (8) Già prima viene individuata in alcune poesie una chiara ispirazione musicale: «Dalla musica quindi scaturì il Passero solitario Dalla influenza della musica sorse La sera del dì di festa Dalla musica nacque la intensità nostalgica della mesta melodia del carrettiere ». (9) - E si tratta forse di un caso che possa esistere, sebbene non affatto divulgato, anche un così considerevole repertorio di partiture musicali -sì, è proprio così!- elaborate su testi leopardiani o da essi ispirate? Penso di no. Questa caratteristica di una intrinseca ed innegabile musicalità del poetare leopardiano dà modo ai compositori di elaborare brani musicali, nella gran parte di natura vocale (con accompagnamento strumentale). E purtroppo questo è un aspetto a pochissimi noto. Ma, a Recanati, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani ha iniziato a costituire, proprio in vista del bicentenario, un fondo apposito di partiture elaborate su testi leopardiani o da essi ispirate. Fra le poesie più musicate da compositori più o meno noti, italiani (da Mascagni a Petrassi, da Malipiero, a Busoni) ed anche stranieri, c'è Povera foglia (Imitazione), poi L'infinito, A sé stesso, il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, etc... Ed è un argomento che sta ottenendo solamente oggi una certa importanza. Ma il verso leopardiano si presta veramente ad essere musicato? E' musicabile? Sulla musicabilità dei versi leopardiani, in effetti, non tutti i critici si sono trovati d'accordo. Ad esempio Untersteiner, già oltre cento anni or sono, levava la sua voce contro questo opinabile aspetto. (10) - In relazione ai brani musicati su testi di Leopardi, o ad essi ispirati, vi sono anche notizie, recensioni ed articoli di musicologi, critici e storici della musica. Materiale pubblicato nella maggior parte in riviste specializzate (Nuova Rivista Musicale Italiana, ad es.) o in importanti Enciclopedie musicali, oltre che in vari quotidiani. - Un ulteriore filone di scritti riguarda poi raffronti, accostamenti e paragoni tra il poeta recanatese ed alcuni musicisti molto noti quali Beethoven, Bellini, Chopin, Mozart, Schubert, Verdi. Le comparazioni trovano giustificazione per certe affinità, per somiglianze di destini, per espressività artistiche e ispirazioni comuni. A proposito può essere citato un confronto tra Leopardi e Mozart per due loro componimenti: Alla luna e Eine kleine Nacht Musik. L'autore del saggio riscontra un comune concetto espressivo sul tema della notte: « Il poeta ha semplicemente evocato in sé la memoria di quella musica, le vibrazioni profonde di quella notte Così, la parola, le vocali e le consonanti, non hanno fatto che portare, con naturalezza, non il sentimento di una notte, ma l'ordine musicale di un mondo e l'emozione del suo ascoltatore In Leopardi, proprio come in Mozart, colpisce, all'affacciarsi del positivismo, un'accentuazione di leggerezza, di eterea spensieratezza nel dolore e nella disperazione ». (11) Sulla notte e sul notturno altro è stato scritto confrontando Leopardi soprattutto con Chopin. E non è scontato il discuterne. Significativa è anche una riflessione di Carlo Bo il quale, dissertando su Aspasia relativamente al pessimismo leopardiano, fa un paragone -ancora- con Mozart: « Sembra che abbia giuocato ogni volta tutto per tutto, ma a ben guardare si scoprono delle riserve, delle misure, insomma quelle preoccupazioni che sono la grande pietra d'inciampo dell'arte. Il miracolo della sua poesia sta precisamente qui ed è che nonostante tutto ci ha portato in là come pochi altri e in tal modo da lasciarci interi, intatti: uomini. Il migliore non fa a meno di risollevare alla nostra memoria certe cose di Mozart brevi e compiute, perfette: a una di quelle misure 'classiche' in cui sono fusi dei movimenti puri in una zona subita &endash; se non sempre sofferta &endash; di attesa magica e indefinita. Certo Mozart dei concerti per piano -negli 'adagio'- gli avrebbe potuto suggerire un intero abbandono a un dolore ricordato si dal presente ma di una vera eternità ...». (12) L'interesse può ancora variare (consentite l'espressione: una "variazione sul tema") se si intende rivolgere l'attenzione verso altri aspetti, ma pur sempre rimanendo nel medesimo ambito, quello musicale appunto. Non risulta perciò strano collegare Giacomo Leopardi con Giuseppe Mazzini per alcune osservazioni di quest'ultimo «sul rapporto tra poesia e musica e sulla funzione del coro» messe a confronto «con le riflessioni, relative a questi stessi problemi, annotate dal Leopardi in alcune pagine dello Zibaldone ». (13) Insomma: quello del rapporto tra Leopardi e la musica è un settore assai ricco di stimoli e, si è visto, possono emergere lati del poeta recanatese che in altro modo e in altri contesti non sarebbe possibile individuare, proprio perché osservati da angolazioni diverse dalle solite: dell'estetica, della filosofia e della critica musicale. L'argomento Leopardi-musica ha sollevato un sostanziale interesse soprattutto alla fine del secolo scorso e nella prima metà di questo, scemando via via verso i nostri tempi. Ma non poche rimangono le questioni che richiederebbero un approfondimento o addirittura nuovi approcci, più originali. Studiare alcuni degli specifici rapporti parola-musica/poesia-canto, ad esempio, aggiungerebbe senz'altro qualcosa di nuovo alla conoscenza della poesia leopardiana. O, almeno, questo obiettivo può essere significativo per quanto riguarda una storia della ricezione e dell'interpretazione dell'opera di Giacomo Leopardi. I CANTI: è oramai riconosciuto che la sua genialità gli fa coniare le parole e le immagini secondo una molteplicità di risorse. Il suo è un procedere espressivo plurimo: letterario/poetico, visivo e sonoro. E non credo sia azzardato parlare di linguaggio "multimediale". Si presti un attimo attenzione al solo verso "viene il vento recando il suon dell'ora": quali e quante immagini esso -da sempre- suscita... E' evidente, poi, una scarsità di studi tesi ad evidenziare la "liricità" del verso leopardiano secondo una caratterizzazione più propriamente musicale; così come sono limitati, dopo quello già citato di Rebora, gli interventi mirati allo studio di un Leopardi quale esteta della musica. Manca pure un serio lavoro sulle "concordanze" (di solito evidenziate univocamente nel testo letterario) fra le musiche -elaborate dai musicisti moderni e contemporanei sulle poesie di Leopardi- e le poesie stesse; o sulle affinità fra la vita di questi compositori e quella del poeta recanatese. Più semplice sarebbe porre in evidenza, estrapolandolo, il tema della musica nella corrispondenza che Leopardi ebbe con i membri della sua famiglia, con i suoi amici, ecc... In ultimo, ma non per ordine di importanza: rarissimi e di discutibile livello, fino ad oggi, i concerti in cui sono stati eseguiti i brani musicali su testi di Leopardi. Bisognerebbe sostenere un maggiore impegno per la divulgazione di queste composizioni. E non solo di quei musicisti occasionali (che certo non riescono a reggere l'arduo confronto con il verso leopardiano) e "di provincia", ma anche di quelli di una certa caratura e che più meritano una ben più ampia diffusione. A vantaggio di tutti: degli esecutori, dei critici e del pubblico. Ma soprattutto del nostro amatissimo poeta. Un suggerimento dovuto: le ricerche possono essere svolte attraverso la consultazione del materiale custodito nella Biblioteca del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, presso i Conservatori statali di musica, nelle Biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze, nonché "navigando" nella rete delle reti: Internet.
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