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LE DONNE SENZA PARLAMENTO

di Giovanna Albi

 

Tutte le parole spese nel progetto di definirci si trascendono e si annullano nella voce di chi, seduto sulle ginocchia delle Muse, disse con contenuta emozione: " Uomo ... sogno di un'ombra ". Ma più dolorosa è la condizione di chi, donna, forse sposa e madre, visse all'ombra di un sogno o in questo si rifugiò per dare voce al desiderio negato. Dal sogno di Nausicaa al delirio di Fedra , al sonno della coscienza di Medea le donne chiedono vendetta, chiedono il riscatto del loro sacrificio speso sull'altare della parola dell'uomo.

Esse vogliono che la donna, ambiguo malanno, punta estrema della deinòtes dell'umana condizione, si esprima nella pratica quotidiana , nell'esternazione più familiare del suo vissuto, anche nella banalità del più impercettibile battito di ciglia, perché non ci si debba più bagnare le mani alla fonte di acqua algida all'inseguimento dell'oggetto tacitamente concupito.

Allora gli uomini non solo contempleranno nel loro immaginario l'incanto di Elena, seduttiva, pur nelle sue responsabilità, ma a loro arriverà anche lo strazio di Andromaca e di Fedra, di Medea e di Antigone e anche quello di Atthis. Diranno del loro amore soffocato, piegato sotto la convenzione, dove non si contempla l'ascolto dell'uomo, il quale, anche quando si apre al discorso muliebre, se ne ritrae più determinato nel compimento della sua azione.

Eroismo eroico, e non esclusivamente tragico, sarà il modello di riferimento: la verbalizzazione del discorso sessuale sarà il primo passo perché ciascuno interpreti la propria sessualità libera e responsabile, dispiegata e riflessa nell'altro. Non solo Ettore difenderà la città, ma vedremo anche Antigone combattere in prima fila gli Argivi, sotto la protezione dei Dioscuri, tra le raccomandazioni dei fratelli cadmei. Distinta arriverà la sua protesta virile, ben interpretata la tensione del suo corpo, giustificato e non annullato dal complesso fratello. Il coro, con rassicuranti parole, interpreterà il destino di chi non ebbe il dono della castrazione psichica o magari recise di sua mano il peso dell'inguine.

Quando poi lo sfinimento di Atthis ci avrà aperto tutti alla consapevolezza dell'ambiguità originaria, destino e progetto esistenziale non saranno più gli elementi di una aporia tragica, ma punti coincidenti dell'esistenza di ciascuno. Come potrebbe allora Atthis non specchiarsi nel bosco sacro a Cibele, come qui non ricomporre le parti della sua identità frantumata e poi ritrovata nel nome della dea? Bella sarà Atthis di fronte alla rivelazione del suo corpo, fibra martoriata, ma reintegrata nell'universo, anzi forza dell'universo, nella quale destino e progetto coincidono nella sua piena responsabilità.

Il percorso esistenziale di Atthis cambierà il volto anche delle donne più devote; allora non più Penelope tesserà alla partenza dello sposo, ma Odisseo partirà nel vederla tessere, ostile alle sue profferte amorose e paga di chi le riconosce un'identità diversa dal suo strumento di lavoro. Al suo ritorno, appresa la storia di Atthis, seduto accanto a Penelope, tesserà la sua vita entro l'orditura già data

Il nostro mondo non è, forse, lontano da quello qui vagheggiato, ma dov'è l'antica compassione che, nel generarlo, ne è rimasta ingoiata?

Sfilano davanti a noi Andromaca, Medea, Fedra, Atthis... : ne ammiriamo l'amabile incedere e lo sguardo sicuro; accanto a noi siede, novello, Odisseo: ci riconosce e sorride anche quando non attendiamo ai lavori del telaio; ma a stento intendiamo col cuore l'eco sofferente delle loro parole.

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Pellegrini- Educazione di Amore

 

 

 

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