... Quando "gli indiani
d'America"furono sconfitti, quelli sopravvissuti
al genocidio in gran parte
andarono a morire nelle riserve,
ma alcuni di essi
finirono la loro carriera di "guerrieri" come attrazioni del
circo
. Tra loro pare che ci fosse
persino Toro seduto e che almeno per una volta fosse stato
una star nel circo del
leggendario Buffalo Bill.
Storia e spettacolo spesso
si confondono, e la tragedia si rovescia
nel suo opposto: la
farsa.
Anche lo spettacolo è a suo
modo storia
e la farsa può essere più
crudele della tragedia.
Non è nuova del resto la
consuetudine di far spettacolo dei vinti;
la spettacolarizzazione
morbosa dei sentimcnti appartiene ai moderni c
così come agli antichi.
Tra le forme di spettacolo, il
Circo, tuttavia, resta quella più alta,
la più potente, l'unica che
dia dignità, possibilità di riscatto ai vinti, agli schiavi,
al suo vasto e colorato popolo
di attrazioni.
Il Circo doppia la Storia,
mette in pista i sentimenti,
li tiene in bilico sulla
corda, li sospende sul trapezio,
li fa vorticare in aria senza
rete, li mostra nudi ed essenziali
sempre tesi al limite.
Il circo, è vero, addomestica
gli animali, le belve più feroci e persino gli uomini,
inventa per loro una nuova
schiavitù,
quella del virtuosismo, dcll'abilità,
li assoggetta alla lcgge della meraviglia,
attraverso una dura disciplina
costruisce loro un altro corpo.
Un corpo d'attrazione, un corpo
di bellezza pura,
un corpo che mira alla
perfezione e all'armonia.
Così facendo restituisce loro
un'altra libertà.
Il Circo come la vita, ma in
una forma più concentrata e fulminante,
è perenne sfida alla morte.
Abbiamo cosi immaginato che le
donne di Troia
(quelle euripidee per
intenderci) e con loro molte altre donne della Storià,
delle Letterature e della
Leggenda,
condotte schiave dal principe
Agamennone in terra straniera,
divenissero attrazioni di un
circo immaginario.
Un circo un po'
scalcinato forse, di quelli che amava Fellini,
ma pur sempre un circo, anzi
ancor più un circo nel senso della rutilante e violenta
metafora
dei sentimenti piu' veri
Ecco allora Ecuba, Andromaca,
Cassandra e con loro anche Elena
, causa della rovina di Troia,
sfilare in pista e
offrire in pasto allo spettatore il proprio numero,
ed ecco aggiungersi a
loro altre donne: Medea, Circe, Antigone,
Pentesilea con le sue Amazzoni
e poi Giovanna d'Arco, Ofelia,
Turandot e ancora la Lulu
di Wedekind e le ragazze di Mahagonny di Brecht.
Schiave d'amore, vittime
del Potere, sempre maschile,
ribelli o sottomesse, ma
alla fine soltanto vinte.
Eccole, mostrarsi ed
esibirsi nel circo di Agamennone,
costrette a ripetere, ad ogni
spettacolo, il proprio numero che altro non è che
la ri/presentazione ad
libitum del loro dramma
Una moltitudine di volti e
corpi di donne prigionieri del loro ruolo,
ma alla fine capaci di
liberarsi dalle catene e
di unirsi nel ricordo e
nell''amore per Ettore, l'eroe simbolo di tutti i vinti.
FrancescoTorchia